mercoledì 29 aprile 2015

L'eterno ritorno



Lo dichiaro subito ad inizio post così evitiamo equivoci.
il buon Federico non c'entra praticamente niente, viene solo sfruttato against any better judgement per dare un tono al titolo del post.


Dalla foto si evince chiaramente che il paio di occhiali in essa ritratto è rotto.

C'è come una sorta di circolarità (ecco perché il titolo) nel fatto che l'incidente in cui sono periti sia avvenuto in un cinema. Si trattava di un paio di lenti da sole non graduate, utili a mantenere la naturale sfuocatura del mondo circostante, ma filtrando tutte le particelle contenute in intervalli di lunghezze d'onda troppo rumorose da sostenere. Erano insomma la soluzione perfetta ad un problema pressante ed infatti le ho acquistate seguendo la guida della mia personal stylist che per convincermi su questo paio invece di uno più nello stile di quelli indossati da quel marcantonio vestito in pelle quando chiede "pillola rossa o pillola blu?" (per capirci, lente a specchio) ha (dalla formulazione traspare una divergenza di visione in termini di farmacopea su cui per il momento non mi soffermo) dichiarato "Sono perfetti per te, sono come quelli del Grande Lebowski!".



Lei il film sui produttori di saponette non lo ha mai visto, ma confesso che, io, dietro quelle lenti, un pochino mi ci pensavo come il proiezionista in libera uscita appoggiato sorridente alla scala mobile. Una sensazione tipo

Questa è la mia vita
e ancor non è finita

peraltro intesa in senso buono, cosa talmente rara da confinare con l'incredibile.

Mi dispiace davvero troppo che gli occhiali non possano dire la stessa cosa, e questo non fa che confermare una delle citazioni più celebri di quella grande pellicola, quella che comincia con "Le cose che possiedi..."

giovedì 16 aprile 2015

On a thursday afternoon

giovedì 16 aprile 2015
Beetlebum


lily allen - hard out here
nina zilli - riprenditi le lacrime
los hermanos - ana julia
ministri - meglio se non lo sai

radiohead - fake plastic trees
bastille - icarus
kanye west - blood on the leaves

bruce springsteen & the E street band - it's hard to be a saint in the city (da Live 1975-1985)
pato fu - a tempestade
phil collins - against all odds

blondie - sunday girl (french version) (da Parallel Lines Deluxe Edition)

lunedì 6 aprile 2015

on a monday afternoon

lunedì 6 aprile 2015
conduzione musicale pomeridiana


iron maiden - afraid to shoot strangers

josh ritter - the river (live in berlin)
w.a. mozart - sinfonia concertante kv 297b, III Andantino con variazioni
the magnetic fields - all my little words
fabrizio de andré - al ballo mascherato

manic street preachers - as holy as the soil (that buries your skin)
elbow - running to stand still

nils lofgren - birds
rodrigo amarante - nada em vao

franz ferdinand - stand on the horizon

sabato 4 aprile 2015

Not with a whimper, but with a boom

Non saprei dire quanti anni siano passati da allora, sicuramente l'anno cominciava già con il 2 invece che l'1, era un 25 o 26 di dicembre e mi trovavo su un treno diretto a Milano; uno di quelli belli che impacchettano le persone a gruppi di sei invece che svariate decine tutte insieme.
A un certo punto il treno rallenta sensibilmente, si ferma, riparte lento, si ferma di nuovo e resta fermo. Dopo poco nello scompartimento parte la - molto milanese - lamentela del "ma perché non ci stiamo muovendo" con ad accompagnare una manciata di ipotesi sui possibili motivi incluso il suicidio di qualcuno. Ipotesi questa che viene commentata, molto poco gradevolmente, con qualcosa non troppo dissimile da "ma non poteva scegliere un altro modo?" (sottinteso: così non ritardava il nostro treno).
E qui mi vedo costretto a intervenire dicendo "beh, è uno dei metodi più sicuri dal punto della riuscita. se uno si vuole suicidare, poveraccio, gli ci manca solo provare, non riuscire, e ritrovarsi ancora vivo e pure con la fedina penale sporca".
La cosa suscita l'interesse dei compagni di scompartimento che mi chiedono delucidazioni ed ecco che devo far ricorso a tutte le mie forze mentali per cercare di trovare le parole giuste (impresa disperata quando lo stomaco è impegnato ad elaborare un pranzo festivo) che si usano nel linguaggio legale per spiegare la faccenda. me la cavo in qualche modo (naturalmente uno non all'altezza del voto preso a suo tempo in università nell'esame di Diritto) convogliando il concetto (a volerla tagliare col coltello suona più o meno come "nel momento in cui una persona non è più interessata alla propria incolumità risulta potenzialmente pericolosa anche per l'incolumità degli altri componenti della comunità di appartenenza").
Dopo quello che sembra essere successo con l'aeroplano Barcellona-Dusseldorf so che, se mi ricapitasse di trovarmi nella stessa situazione, la spiegazione ai compagni di scompartimento sarebbe molto più semplice.

Lasciando da parte l'insostenibile pensiero della situazione in cui le 149 vittime dell'incidente si sono trovate, la cosa che più mi colpisce è quanta attenzione e quanto torbido rimescolamento ci sia stato, nei mezzi di comunicazione di massa, sulla depressione e sulle tendenze suicide, un po' troppo in stile "dagli all'untore" (o, per dirla in altra maniera, molto poco empaticamente, un po' come quella compagna di scompartimento infastidita dal ritardo e totalmente disinteressata dall'aspetto tragico che inevitabilmente deve essere all'origine della scelta di porre fine alla propria vita) mentre quasi ovunque è passato sotto silenzio un dettaglio che a me sembra non indifferente:
Prima dell'11 settembre 2001 l'unico paese del mondo in cui (comprensibilmente, trattandosi di un paese praticamente in stato di guerra civile) la cabina di pilotaggio degli aeroplani si chiudeva con una blindatura degna di una cassaforte era Israele.
Quasi sicuramente se in tutto il Nord del mondo non ci si fosse affrettati a velocità smodata a blindare tutto il blindabile, l'aspirante suicida col botto non sarebbe riuscito a concretizzare il suo piano.

Dubito fortemente, purtroppo, che tra le conseguenze di quanto appena accaduto ci sarà un ritorno a delle serrature meno estreme. saremo anche una specie molto inventiva, ma almeno da qualche migliaio di anni siamo sicuramente una specie molto poco saggia e con una comprensione davvero labile di quello che la statistica e le probabilità ci raccontano sul mondo che abitiamo.

p.s.
spero che gli affezionati a The Hollow Men non me ne vogliano per il titolo che ho scelto di dare a questo post.

lunedì 3 novembre 2014

UNA GATTA DA DAVANZALE





La definizione, coniata per una piccina nera che  si chiama come una unità di misura della birra (anche se sinceramente non saprei dire quanto da ella meritata) calza in realtà a pennello per  Ombra, la micetta abbandonata (per ragioni di felina riservatezza assente nella foto del suo posticino favorito) che i nipotini romani (ma - al netto dei massacri tra osservanti della fede - specifichiamo che il giovane tifa Napoli, xché è una persona seria) hanno costretto la loro mamma ad adottare così da salvarla da un destino crudele*.

Che poi a dire il vero mi viene difficile identificarla con il nome della  musa che occupava il centropalco una decina d'anni fa e si è nel frattempo pure lei ubicata nella cittàEterna, ma questo esula dall'argomento della presente pagina.

Ombra, dicevo, nel luminoso maggio 2014 si struscia con vigore e annusa disperatamente un po' tutto quello che la circonda. la direste posseduta** e nei suoi occhi c'è una domanda di  quelle che non puoi allontanare con una scrollatina di spalle.

Scoccia osservare come la prima e più immediata impressione comanderebbe una elaborazione del titolo*** della canzone che è valsa a Gotye  le luci della ribalta planetaria.

E quella sarebbe una reazione.

Una azione potrebbe invece essere citare la celebre opera Bacharachiana sui fantasmi che in questi anni potrei quasi credere prefiguratrice della linea gialla della metropolitana meneghina:

There is always something there to remind me.




e per questa volta evito di infilare anche un riferimento dylaniano. lo rimando a /se/quando/ ci arriverò partendo dall'ultimo film di Jarmush.





*raminghi e nomadi che leggessero queste righe avranno forse da ridire sul rapporto tra stanzialità e crudeltà della vita; ed è probabile ne sappiano, in tema, molto più del sottoscritto.

**a scanso di equivoci: no, a me non verrebbe di fare il  paragone con Linda Blair che si dà piacere con il crocifisso di un  esorcista, però per quelli di siffatta inclinazione va pur detto che da un punto di vista strettamente zoologico, si può allora facilmente capire dove possa essere nato il terrore patriarcale nei confronti del fuoco elementare che anima la sessualità femminile.

***la canzone in questione, nel ritornello, dice “You're just someone that I used to know” rifacendosi al più antico taglio (almeno da quando, as a species, ci siamo messi a prendere appunti per iscritto) dell'espressione 'conoscere'.